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Esiste
sicuramente un meridionalismo anche nella pittura. In ogni latitudine del
globo c’è un sud universale, si sono fatti in ogni tempo interpreti
portavoce talvolta dolenti, cantori sempre appassionati, gli artisti.
A questo modo di essere testimoni delle loro origini, cronisti di una ben
precisa realtà umana e portatori di un’ansia di rinnovamento cercando di
cambiare e migliorare la condizione dell’uomo, non si sono sottratti i
pittori del nostro mezzogiorno. Dai più famosi (si pensi solo per fare un
nome a Guttuso) a quelli meno conosciuti, sempre e comunque trovano gli
stimoli modestamente efficaci ed autentici per il loro lavoro proprio nella
matrice etnica ed ambientale da cui provengono.
Adolfo Corti è fra questi artisti ed è sicuramente un pittore che impegnato
ormai da più di un trentennio ai grandi filoni del modernismo più avanzato
si rapporta ancestralmente alle sue radici di uomo del Sud per cromaticità e
solari luminescenze. Un richiamo continuo quello di Corti alla realtà nonché
all’immaginario, una dimensione trascendente l’oggettività dei dati si fa
metafora di vita, simbolo di una condizione dello spirito. Il che traspare
in modo evidente dall’attenzione particolare che l’artista calabrese riserva
a tutto ciò che lo circonda e quel che accade (vedi “Lo tsunami”). Una
pittura quella di Adolfo Corti che senza condizionamenti di scuole, di
tendenze, di mode si ricollega al passato facendosi più specificatamente
alle grandi lezioni che hanno fatto la storia dell’Arte ma che è tuttavia
ben calata nel presente, sorretta dalla forza del segno oltre che da una
tavolozza ricca pur nella sua voluta semplicità.
Una pittura in definitiva che attraverso una sintesi si indubbia efficacia
riesce a dare una cadenza poetica alla interpretazione della realtà non che
all’immaginario. |
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