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Il
ritrovato interesse per la pittura di Adolfo Corti proviene dall’attuale
reviviscenza del gusto informale il Tempo e Trascorso a Tentare una più
nitida definizione della sua figura artistica. Ma la smania imperante delle
classificazioni per stilemi, in fatuo susseguirsi, rifugge dal confronto
duro e scomodo con la personalità, e con le opere.
E’ però certo che i valori si
rilevano dall’arco espressivo delle personalità, dello spessore concreto
delle immagini.
Non che si possa sottrarre il
lavoro di Adolfo Corti dal 1980 al 1994 gli anni della sua maturazione
artistica, al contesto dell’informale, già avviato ancora prima che Adolfo
Corti vi si volgesse, a partire dal 1980. Ma riconoscere l’appartenenza di
Corti al “ gusto” di quegli anni e soltanto necessaria premessa al vero
problema critico: di come la sua in quel contesto si sia svolta con una
montante e sempre più sicura autonomia espressiva.
E tempo per uno sudio critico
sull’evoluzione formale di Corti. Dal vistoso e un po’ confuso riferimento a
Wols e al Pollok degli anni 50’ alla suggestione superficiale dei modi di
Soulages e ( persino!) di Poliakaff a De Staél, e l’emergere con
passione costante della sua autonomia espressiva.
Le ultime opere formalmente più
affascinanti anche in rapporto all’ultimo De Staèl se in questi l’esito
poetico pur Toccante non si sottrae dal tutto nello snervato vedutismo, al
sospetto di una crisi creativa, mentre nell’ultimo Corti le piccole emozioni
perdute nella segreta trama quotidiana una macchia di luce, una fronda
spiovente, un muro, con cielo sglembo tra i vetri o l’avvolgente grigio
silenzio delle nebbie hanno lo struggente pathos rattenuto che non sai se
eco ritornante di vita o il rassegnato presentimento della finale
separazione.
La presa diretta sul naturale è
tra i due, e in fondo la stessa ma in Corti più traslato e complesso è
l’atto plastico, più alto il raggiungimento poetico. |