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Credo fosse di un Luglio, o di
un Giugno molto caldo, quel pomeriggio in cui, ragazzino, ero rimasto per
quasi due ore ad osservare mio padre dipingere e mi ero perso dietro i suoi
pennelli ad esplorare un mondo che mi compariva davanti tratto a tratto.
Dapprima poche linee tracciate di fretta per dividere la tela, qua una
montagna, la un gruppo di case, qualche albero, un fiume, poi tutto questo
spariva dietro grosse macchie di colore per poi riaffiorare quando,
asciugato un poco l’olio, ritornava a definire qualche dettaglio, e così via
finché il paesaggio immaginato si concretizzava in uno splendido olio su
tela.
Quanto lontano mi sembra quel periodo, e quanto è cresciuta la pittura di
Adolfo Corti in questi ultimi 20 anni, da raffinato paesaggista si è
trasformato in un interprete originale della Natura, quasi come se un bravo
esecutore di musica classica si sia trasformato in un fantasioso compositore
di jazz.
Oggi le opere di Adolfo Corti appaiono come fresche rivisitazioni di quei
paesaggi che tanto ha amato e che lo hanno spinto sulla via dell’arte, la
Natura era ed è tutt’oggi il motivo trainante della sua pittura.
Non c’è violenza nei quadri di Adolfo Corti bensì la ricerca
dell’equilibrio, del bello, pur senza perdere di vista il contenuto, a volte
inquietante (si veda “Incontro nel buio), che arriva a toccarci l’anima come
poesia cromatica, poesia fatta di colori terrosi, che ricordano i freschi
vestiti estivi delle nostre mamme, poesia fatta di figure stilizzate e
giochi di incastro che sembrano stimolare letture sempre nuove.
Eppure, pur toccando, in alcuni casi, la soglia dell’astrattismo più puro
(si veda “Traslazioni”), il linguaggio utilizzato ci appare sempre chiaro,
evidente, palese, mai nascosto, questo è un aspetto di queste opere che può
lasciare interdetti, com’è possibile? Ebbene forse è proprio nella scelta di
quei colori e di quelle figure che ritroviamo un modo di sentire comune, in
qualche caso sembra di essere di fronte a splendide pitture rupestri
tracciate con le dita intinte nell’ocra da un cacciatore vestito di pelli,
arrivano direttamente all’anima di ciascuno di noi, rispolverando la nostra
appartenenza alla natura e non all’artificio.
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