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Venne la
sera, tremante ed incerto afferrai la maniglia della porta, vecchia porta di
legno fradicio, niente cardini, un ricordo di fil di ferro teneva quasi per
miracolo in piedi quelle assi un tempo di castagno. Avanzai nella penombra,
cauto, nell’incertezza di un pavimento inesistente e trovai quella scala di
cui mi dicevi nella tua lettera.
- Quale sarà il destino amaro che ti ha spinta a tanto? Perché mai, mia
Signora mi hai convocato qui…
D’un tratto i miei pensieri furono interrotti, un fruscio ruppe il
confortante silenzio e tutto si fece formicolio di esseri in fuga, balenare
di lampi di sangue, balugino di ragnatele strappate ed infine tu… Le tue
mani nelle mie mani… I tuoi occhi nei miei occhi…
E quella penombra divenne una tenda per nascondere gli amanti, e quella
scala fu complice del gioco sensuale.
…
Ecco, alla fine l’ho fatto, vi ho reso partecipi di un gioco che faccio da
sempre, raccontare i quadri di Adolfo Corti o meglio “riferire” quello che i
suoi quadri continuano a dirmi incessantemente, ora dopo ora, anno dopo
anno, da quando lo conosco, da sempre.
Una pittura che “racconta“ quella di Adolfo Corti, una pittura fatta di
sensazioni estemporanee, seminate e fatte crescere nella serra mentale della
sua sensibilità di artista che trasforma i colori e la tavola su cui dipinge
in un mondo animato, un mondo da osservare con gli occhi dell’anima perché
solo così se ne può cogliere il potere nascosto.
Questo artista, ancora poco conosciuto nonostante i suoi 59 anni, è nato a
Montalto Uffugo, lo stesso paese che ospitò il famoso Ruggero Leoncavallo,
autore de “I Pagliacci” opera tra l’altro ispirata da un fatto di sangue
avvenuto proprio in questo paese, ed in questo paese vive continuando la sua
incessante ricerca nell’arte, nella pittura.
Artigiano, “Mastru” come lo chiamano tutti, scrigno di una sapienza antica
fatta di materiali poveri, il legno, soprattutto il legno di castagno, con
il quale una volta erano fatti i mobili dei contadini, gli stessi mobili che
spesso riporta a nuovo splendore, la tela, specchio dell’anima per chi ne sa
gestire la bianca prepotenza, i colori, pazientemente e ostinatamente creati
a partire dai pigmenti cercando sempre la purezza e la forza, cercando quei
toni e quella luminosità tipica del Sole del nostro Sud ma anche il
“movimento” causato dall’incessante vento che soffia a Montalto.
“Mastru” anche se guardiamo alla sua formazione artistica, avvenuta durante
anni complicati (si pensi al dopoguerra del Sud Italia) e senza scuola,
quindi in maniera difficile ma ostinatamente passionale e supportata sempre
da una naturale inclinazione all’equilibrio della forma e del colore che
hanno portato questo artista verso punte di espressività assolutamente
personale.
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