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La bottiglia riposa tranquilla in dispensa da ormai 4 giorni. Il mio ultimo viaggio a Milano mi ha portato a venire in possesso di questo contenitore in vetro verde, il cui collo è coperto da una stagnola scura e che lascia intravedere un liquido trasparente ed un visibile fondo di lievito, sull'etichetta compare un preoccupante "100% lambic" sotto la strana dicitura "CANTILLON"... Che vorrà dire?
Prendo il mio bicchiere preferito, una coppa panciuta in vetro senza marchio, lo sciacquo sotto l'acqua corrente più volte e quindi mi siedo, armato di carta e penna con l'intenzione risoluta di non voler perdere o dimenticare alcunché di questo incontro.
Elimino la stagnola e comincio a notare che il tappo a corona non è l'unica barriera verso il mondo esterno, eliminato il tappo infatti scopro che sotto c'e' un tappo in sughero a suggellare l'apertura, anche se il gas da sotto spinge con forza e comincio a notare bollicine che si attanagliano lungo il bordo del cilindro occlusivo.
Avvito il cavatappi ma non ho necessità di far leva, il tappo salta via da solo, anche se pazientemente accompagnato per evitare danni a cose o persone... Ah... Dimenticavo di dirvi che non sono solo, mia figlia Ida è con me, sta mangiando un bastoncino di pesce che è avanzato dalla cena, perché dice "Ho ancora fame".
La cena dei miei figli infatti è finita da un pezzo, Simone, il più grande, sta leggendo fumetti a letto, Ida è con me, mentre la più piccola, Chiara, sta dormendo già da un pò e tra poco tornerà a casa anche mia moglie.
Ma torniamo all'oggetto del mio scrivere: mi avvicino con il naso al collo della bottiglia e vengo invaso nell'ordine da un intenso odore di aceto, seguito da quello che in principio mi sembra malto e poi si trasforma in miele, verso al centro della coppa e si forma immediatamente una schiuma abbondante, bianca e morbida che sparisce molto velocemente, l'aroma che sprigiona il bicchiere in questo momento mi sembra quello di uno spumante, il colore invece della birra è una bellissimo arancio chiaro, ed è anche abbastanza limpida.
Finalmente mi accingo ad assaggiare, in bocca avverto subito l'acetico, ma non da fastidio, il gusto è secco, per niente amaro, e tra una punta di acetico e l'altra avverto anche un pò di astringenza che subito mi richiama alla mente visioni di botti accatastate in buie e polverose cantine.
A questo punto torno ad osservare il bicchiere cercando chissà quali segreti, e lo faccio roteare per vedere se il mio poco allenato naso riesce ancora a individuare qualche altro aroma.
Ficco di nuovo il naso nel bicchiere e tra aceto e legno scorgo in maniera chiara un odore forte a metà strada tra un formaggio di montagna e quello caratteristico di piedi poco puliti.
Tra un sorso e l'altro arrivo alla fine e trangugio d'un fiato l'ultimo dito, d'istinto mi si rattrappiscono i muscoli del viso come quando si addenta un limone, per via dell'acido, ma poi, come per volermi salutare, mi appare un nota di frutta che non riesco a distinguere, mi sembra fragola, lo so, non ha senso, ma io non sono un esperto e quindi accontentatevi di questa mia sensazione.
La cosa più interessante è il senso di freschezza che lascia in bocca questa birra, e l'interessante insieme di aromi e sapori che portano a continuare a bere, ma piano piano, fino a quando l'ultima goccia non viene assorbita.
Insomma questa cosa che si chiama Lambic mi ha sorpreso e credo proprio che non sarà l'ultima.
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Il Lambic tradizionale
Il lambic tradizionale viene prodotto in Belgio, più precisamente nella ristretta zona attraversata dal fiume Zenne denominata Pajottenland, che si estende per un raggio di 20 - 30 km a sud-ovest di Bruxelles.
Il peculiare processo produttivo richiede almeno tre anni per ottenere una gueuze (lambic rifermentato in bottiglia) autentica: il prodotto finito è caratterizzato da un'acidità avvertibile, un aroma intensamente fruttato ed un gusto secco per la quantità minima di zuccheri residui.
(fonte: Stefano Cossi - maggio 2001 - Il Lambic
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