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Quel giorno mi ero alzato tardi, per quanto possa sembrare strano considerare in questa maniera le otto di mattina di una domenica di Gennaio, orario in cui, almeno nell’immaginario collettivo, si dovrebbe essere completamente abbandonati nelle braccia di Morfeo o, per lo meno, in balia di un profumo di caffé che ci sorprende combattuti tra la posizione eretta e quella orizzontale e che finisce per farci sprofondare nel cuscino in modo da dissimulare la sensazione di allerta che ci da anche solo il pensiero della caffeina.
Ma stiamo parlando di immaginario, in realtà a questo punto in genere arriva una figlia a ricordarmi che non posso poltrire tutto il giorno, ma quella mattina ero determinato a fare una cotta di birra, la prima del 2006, e non sarebbe bastata una debolezza da poco, cioè l’essermi svegliato più tardi, a farmi desistere.
Nonostante il piccolo contrattempo, ero abbastanza fiducioso nel fatto che sarei riuscito a finire entro il tramonto, inoltre un saggio dell’aria sul balcone mi fece apprendere che la temperatura non era certo delle più rigide, sicuramente più mite rispetto alle ultime settimane.
Trangugiata una frugale colazione partii per la campagna, dopo aver salutato la mia famigliola che si stava godendo un tranquillo risveglio domenicale. Come sempre riuscii a leggere negli occhi di mia moglie un compassionevole "Ma chi te lo fa fare?", e come al solito lo ignorai proseguendo per la mia strada.
Mentre lasciavo Cosenza con la mia auto, ripensavo alla ricetta. Nonostante ci avessi lavorato tanto, non ero completamente sicuro di quello che sarei andato a fare. Per evitare sorprese avevo preparato anche questa volta tre alternative ed ero quasi sicuro che alla fine ne avrei tentato una quarta.
Quando finalmente arrivai, scendendo dalla macchina, ebbi la conferma che quella era la giornata giusta. Il cielo era coperto ma non minacciava pioggia, non c'era vento e la temperatura si aggirava intorno ai 10°C, meglio di così, a Gennaio, non si può.
Montata l'attrezzatura all'aperto ed acceso il fornellone per scaldare l'acqua per il mashing, circa 60 litri, anziché mettermi subito a macinare il malto, avendo deciso di utilizzare una mezza decozione per poter aggiungere alla mia ricetta 5 Kg di granturco macinato, misi sul fuoco basso una pentola da 30 litri versando a pioggia quella che appariva come farina per polenta ed i primi 2 Kg di Pale Ale usciti dal mio piccolo mulino dopo avere iniziato a macinare.
Quando l'acqua del mashing raggiunse la temperatura di 60° la travasai nel tino di miscelazione dove allo stesso tempo iniziai a mescolare il malto.
Intanto, quella che adesso sembrava proprio una polenta, aveva bollito per mezz'ora e quindi valutai essere giunto il momento di metterla a far compagnia al malto.
La consistenza di questa polenta era alquanto liquida e si mescolava molto facilmente al resto.
Misurando la temperatura trovai una confortante conferma ai miei calcoli, 68°C. Misi la mantellina termica al tino ed iniziai a scaldare l'acqua per il lavaggio delle trebbie (80lt).
Sono diventato abbastanza bravo a far coincidere i tempi di riscaldamento dell'acqua, ed a parte la decozione, utilizzo un unico fornellone per riscaldare tutto, lo accendo appena arrivo e lo spengo solo a bollitura del mosto terminata. Ci vogliono tre ore e mezza di fuoco continuo ad ogni cotta ed una bombola di gas non mi dura per più di tre cotte.
Finito il mashing passai al filtraggio, questo era senza dubbio il momento della verità, infatti non sapevo che cosa sarebbe potuto capitare a causa della farina di granturco utilizzata. Da subito però mi accorsi di non avere alcun problema e tutto filò liscio, bollitura, luppolatura, raffreddamento.
Poiché non misuro mai il mosto dopo il filtraggio (anche se sarebbe molto più saggio) è stato solo alla fine che mi resi conto di avere stabilito un piccolo ma significativo record personale con questa cotta, misurato il mosto ho letto con soddisfazione i seguenti dati:
1060 17°C
Secondo i miei calcoli questo equivale ad un insperato 70%, e dire che non credevo fosse possibile andare oltre il 65% con il mio impianto.
Era ormai sera quando finalmente inoculai il lievito, il mitico SAF-LAGER, un lievito secco per le basse temperature che utilizzo sempre in inverno. Vincendo la fatica decisi di lavare tutto e dopo un'altra ora avevo terminato veramente e potei ritornare a casa, stanco e soddisfatto.
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Molti me lo hanno già detto, come fotografo ho dei grossi limiti. Comunque in questa foto si può notare la grande limpidezza della birra di cui parlo nell'articolo, frutto del mitico SAF-LAGER e di un paio di mesi al freddo.
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Epilogo
La birra in qestione è rimasta, ad una temperatura tra i 7 ed i 10 gradi, per due settimane nel primo fermentatore e 5 settimane nel secondario. Il SAF-LAGER è riuscito, anche se lentamente, a portarmi la gravità a 1008.
Ho fatto il primo assaggio dopo solo due settimane di bottiglia, ho trovato una birra limpida, con un colore dorato carico dai riflessi arancione, una densa schiuma bianca, un grande profumo di malto e miele, molto pulita al gusto e leggera, tanto che i quasi 7° alcolici si fanno sentire solo dopo aver finito il bicchiere.
Ho intenzione di tenerla in bottiglia per un altro mese in modo che abbia il tempo di affinarsi ulteriormente, dopo di che potrò "divulgarla", anche se so che ci vogliono almeno 6 mesi per avere una birra di questa gradazione matura al punto giusto, ma gli amici fremono ed io ho finito la birra...
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