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Ci sono alcune cose che risulta difficile descrivere perché semplicemente buone. Il pane, l'amore, il sesso, il cioccolato e, per fortuna, tanto altro ancora.
Ci sono alcune cose che risulta difficile descrivere perchè talmente buone da poter riempire pagine e pagine con descrizioni tecniche, poetiche, salutistiche, cenni storici, aneddoti ecc.
Scegliete una di queste due categorie e posizionatevi a piacimento questa incredibile birra dell'amico Leonardo di Vincenzo e poi stappatela con fiducia.
Versatela in un ampio calice ed osservatene il lento fluire mentre tenete il bicchiere inclinato.
Mogano scuro, notte senza stelle, carezze al buio, cuscini e tende.
Lasciate che si formi la schiuma, compatta e soffice, ed ammiratene il colore che ricorda il caffelatte.
La scuola, io bambino col grembiule azzurro e la cartella, intontito di sonno, torte fatte in casa e matite da temperare.
Ed ora avvicinate questa meraviglia al naso. Ondate di cacao, perfettamente percettibile, vi invaderanno, seguite da tutte le possibili sfaccettature del tostato, caffè, caramello ecc
Lo zucchero sul fuoco si trasforma lentamente da delizia a delizia.
Soffermatevi ancora su questi profumi, sentirete molto distintamente la nocciola, ma cos'è? Un vasetto di gianduia?
Ed ancora ricordi, di fette di pane, di spot in tv, di merende godute fino all'ultima briciola.
E poi l'assaggio... In bocca è morbida, avvolgente, calda, leggera ma appagante, il cacao predomina all'inizio ma poi si fa largo un amaro lieve, gradevole ma presente. Dopo qualche sorso troverete aromatica liquirizia e paddruni i ficu.
Si scelgono i fichi e si cuociono nei forni a legna dentro le teglie, in un solo strato, rigirandoli quando è il caso e riaccendendo il fuoco se la temperatura scende. Poi di questi fichi, caramellati nel loro stesso succo (miele di fichi), ma ancora morbidi, si fanno delle palle che si avvolgono nelle foglie di fico e così si conservano per lungo tempo. Dolce da consumarsi in inverno, cibo povero ma ricco di sapore, energia e virtù.
Il bicchiere è già vuoto, continuiamo a sentire in bocca il gusto lungo che evolve in un asciutto leggermente astringente.
Peccato non ce ne sia ancora.
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