|
Recentemente qualcuno si è lamentato perché ha trovato poco senso critico in quello che scrivo, ebbene, non vorrei deludere nessuno, ma io non sono un critico, scrivo solo di quello che mi piace, ignorando il resto. Ho scritto questo breve articolo proprio per parlare di qualcosa che mi piace... Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo dell’argomento.
La birra di Colonia
Iniziamo a ricordare che non si tratta di un profumo, anche se è molto profumata ed è nata nella stessa città famosa per ‘l’acqua’ creata da Giovanni Maria Farina, famoso profumiere del 700.
La Kölsch è uno di quei prodotti così strettamente legati al territorio di origine da diventare impossibili da farsi lontano dalla loro casa. L’acqua, i malti, i luppoli, il lievito, tutto diventa indispensabile per ottenere il risultato voluto. Chiunque sia stato a Colonia avrà sicuramente avuto a che fare con questa birra, chiara e delicata, magari spillata a caduta dai tradizionali barili in legno, tanto ovvia da non richiedere neanche la necessità di essere ordinata, basta trovare posto nel locale scelto ed aspettare il cameriere. Reliquia di un periodo antico, questo classico senza tempo, è uno dei pochi stili tedeschi ad alta fermentazione. E’ proprio il particolarissimo lievito che le dona le delicate note fruttate e l’estrema morbidezza al palato.
Kölsch è anche il nome del dialetto parlato a Colonia e dintorni, un’altra prova dell’indissolubile legame del prodotto alla sua terra e, se questo non bastasse ad identificare tale stile con la sua città, aggiungo che i viaggiatori di ritorno da Colonia con la loro bottiglietta di Kölsch rimangono spesso delusi, il prodotto in bottiglia è sostanzialmente diverso da quello in fusto, inoltre l’estrema delicatezza di questa birra non le permette di subire, indenne, viaggi troppo lunghi.
Dire Kölsch in italiano
Sicuramente, a questo punto, starete già pianificando un bel viaggetto a Colonia, io invece vi invito a riporre le valigie. Infatti esistono, in Italia, birrai in grado di riprodurre le birre Kölsch. Un esempio è sicuramente il bravo Beppe del Birrificio BiDu di Rodero (CO), che produce la Rodersh, una sua personale interpretazione dello stile, come lui stesso la definisce. C’è poi colui che credo sia riuscito a rubare l’anima di questa birra, magari durante qualche viaggio a Colonia oppure in un momento di vera ispirazione poetica, ed è Luigi Serpe di MaltoVivo. Da grande appassionato, nonché esperto di produzione di birre in perfetto stile tedesco, ma non solo vista la notevole Porter che qualcuno ha potuto recentemente assaggiare, Serpe ha realizzato la Tschö (si pronuncia “sciò”), magica miscela di profumi e sapori unici.
Tschö
Quando la versiamo nel calice dalla sua elegante, ma sobria, bottiglia da 75cl, produce subito una morbida schiuma bianchissima e lucida che ricorda la porcellana, il colore appare giallo carico, l’aspetto è leggermente velato. Se la sola visione di questa prelibatezza è di per se appagante, quando la avviciniamo al naso rimaniamo quasi estasiati dal suo finissimo bouquet. Fiori delicati, camomilla, fieno, una nota di legno, cuoio e la lista sarebbe ancora molto lunga. Indugiamo ancora su questi profumi poi, finalmente, passiamo all’assaggio. C’è una sola parola per descrivere il gusto della Tschö ed è “equilibrio”. Dolce ma bilanciata, mediamente corposa, non ci sono sbavature evidenti, nessuna astringenza, fresca grazie ad una gradevole nota acida, morbida e lunga, lascia la bocca appagata ma senza eccessi, tanto da spingere a cercare il sorso successivo per il puro piacere di ricominciare.
Sicuramente una birra da abbinare al pesce oppure ad un bel fritto. Mi sono trovato ad immaginare una intrigante cenetta romantica composta da una fritto di verdure in pastella, una bella spigola, cucinata in maniera semplice, ed (almeno) una bottiglia di Tschö.
Cercando MaltoVivo...
I prodotto di Luigi Serpe non sono molto diffusi ma, come nel caso di altri micro-birrifici, un modo per spingere sulla diffusione di queste birre è quello di chiederli alla vostra enoteca di fiducia o, per i più fortunati, al beershop della propria città.
Per saperne di più visitate il sito http://www.maltovivo.it.
|