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Villaggio della birra: sotto il diluvio nell’arca di zio Gianni
Kuaska lo ha più volte definito un “toscano timido”. Lui, Gianni Tacchini, ha un ristorante-pub, in mezzo alla bella campagna senese e da qualche anno ha aperto il sito birrerya.com dove vende le birre che importa personalmente dal Belgio, una selezione di quello che gli piace e che è andato a scegliersi sul posto.
Riuscire a portare 5 birrai belgi (valloni e fiamminghi) in Toscana, metterli a fianco ad altri 5 birrai italiani, fargli spillare birra per due giorni nonché farli sottostare alle angherie di Kuaska ed alle domande insistenti dei “troppi” homebrewer presenti, è stata un’impresa difficile ma sicuramente riuscita.
Purtroppo la festa è stata rovinata dalla pioggia che non ha permesso di completare l’opera con la nutrita serie di concerti prevista. (Gianni ma non ti accontenti mai?)
In ogni caso è stato un successo ed io vi inviterei, oltre che a visitare il suo sito, a recarvi presso il suo ristorante, un posto accogliente, frequentato anche dalle famiglie del posto, come mi è stato riferito dagli abitanti di Buonconvento, bellissimo borgo che vale già da solo il viaggio.
Giusto per farvi venire l’acquolina in bocca vi dirò che durante i laboratori ho assaggiato una serie di formaggi e salumi di eccellente qualità che, accompagnati da una buona birra artigianale, compongono una sinfonia di sapori e profumi irresistibile, su tutti citerei il pecorino sotto cenere ed il meraviglioso prosciutto di cinta senese.
Buonconvento
Andare al Villaggio della birra è stato di per se bello ed interessante, alloggiare all’interno delle mura di Buonconvento una esperienza molto suggestiva, trovarsi in mezzo alla “Sagra della Val D’Arbia” poi è stato un vero colpo di fortuna.
Per qualche giorno, quattro ristoranti aprono le cucine alle signore del posto che propongono una cucina tradizionale e familiare sotto forma di 4 menù fissi, dall’antipasto al dessert.
Così tra tagliatelle al sugo di lepre o in passato di ceci, spezzatino di chianina con le cipolle, ribollita, polenta, vino a volontà, e molto altro ancora, si possono trascorrere allegre giornate accompagnati anche da qualche brano di musica popolare.
Noi di vino non ne abbiamo assaggiato, a malincuore, ma la birra reclamava il suo posto d’onore e così abbiamo evitato di infierire sui nostri fegati già provati.
Kuaska
Ho trovato un Lorenzo in “forma” anche se non ho capito se sotto cenere o in foglia di fico.
Amabile, cordiale, allegro, contagioso e preciso come sempre si è palleggiato birrai belgi ed italiani, di primo sale e stagionati con la solita disinvoltura.
Grande attenzione alla presentazione della gueuze 3fonteinen, per evitare di suscitare il disgusto dei non avvezzi alle acidità belghe ma grande attenzione anche ai ragazzi dell’Olmaia ed alla loro immatura ma promettente birra di Natale.
Ben congegnata la scelta dell’ordine di degustazione delle birre, non dalla più leggera alla più forte in senso strettamente alcolico, bensì tenendo conto della complessità aromatica e gustativa, in modo da lasciare per ultime le birre più complicate che avrebbero anestetizzato i sensi rendendo quasi impossibile la valutazione delle altre.
Molto interessanti i confronti tra i prezzi praticati dai birrai belgi e quelli degli italiani (ladri!!!) e poi tanto altro ancora, ma che ve lo racconto a fare, partecipate ad una sua degustazione se ancora non l’avete fatto, c’è sempre da imparare.
Birrai d’Italia UNITEVI!!!
Ho fatto qualche domanda a Davide Bertinotti, vice presidente di Unionbirrai, sulle difficoltà incontrate dai micro-birrai italiani nei rapporti con l’UTIF.
Davide mi ha gentilmente risposto ed ha in seguito esposto le stesse problematiche a tutti i partecipanti al “Villaggio”.
In sostanza il problema è la completa mancanza di leggi adeguate all’attività artigiana. Il birraio che non supera i 10000Hl/anno dovrebbe essere considerato artigiano e di conseguenza essere sottoposto a leggi di controllo che tengano conto delle sue ridotte dimensioni e del relativo ridotto fatturato.
In Italia invece esiste solo una legislazione per l’industria, inapplicabile nel caso di un piccolo produttore.
L’ufficio UTIF di competenza è quello che si accorda con il birraio per risolvere il problema, con grandi differenze tra ufficio ed ufficio. Ci sono regioni dove è ragionevolmente semplice (o almeno fattibile) aprire un micro-birrificio ed altre dove è assolutamente impossibile (es. Calabria).
Unionbirrai si sta muovendo da tempo per cercare, attraverso vari interlocutori, di arrivare ad una proposta di legge che metta a posto le cose, purtroppo Unionbirrai non rappresenta tutte le micro ed i brewpub d’italia in quanto dei centocinquanta censiti solo un quarto è associata.
Una maggiore coesione potrebbe riuscire a muovere qualcosa. L’appartenenza ad una unica associazione potrebbe portare ad avere la forza necessaria per avviare trattative più efficaci con le autorità competenti. Davide ha tenuto a precisare che non è detto che tale associazione debba essere Unionbirrai, l’importante è essere uniti, io aggiungerei che è inutile inventare l’acqua calda: associatevi ad Unionbirrai e partecipate alla vita associativa.
Le birre
Non c’è peggiore cliente per una birreria del sottoscritto, l’ho potuto constatare direttamente paragonando il mio consumo di birre all’interno della manifestazione, con quello della media dei presenti. Oltre alle birre dei due interessantissimi laboratori di Kuaska, ne ho assaggiato poche altre. Vi farò ora un rapido elenco di quelle che mi hanno colpito di più.
Gli italiani
Una delle prime è sicuramente la Shangrilà del birrificio Troll, un pazzesco cocktail di malti e di spezie che sfociano in una birra godibile sino all’ultima goccia. Chiunque abbia mai provato ad usare le spezie per la birra sa bene a quali problemi si va incontro. Quelli del Troll speziano le loro birre con grande destrezza riuscendo a bilanciare perfettamente il bouquet ed il sapore e rendendo bevibili birre veramente complicate. Durante i laboratori abbiamo assaggiato anche la versione fumè della Shangrilà, anch’essa interessante, anche se mi è parso che le spezie soccombano sotto il forte affumicato.
Il simpatico Beppe del Bi-du mi ha spillato “a pompa” una gustosissima e perfetta brown ale che mi ha fatto respirare le nebbiose atmosfere di una Londra da sogno. Durante i laboratori abbiamo invece ascoltato gli echi floreali della sua birra al miele di corbezzolo (Ley Line), che rappresenta uno dei tanti esempi del fare birra all’italiana, unendo passione, tecnica, fantasia ed io aggiungerei anche un pizzico di follia.
“Quando muoio voglio essere fermentato” recitava la sua maglietta, sto parlando del birraio di Orso Verde di cui ho assaggiato la luppolatissima backdoor bitter, un vero hop-head all’americana, che mi ha fatto una bella lezione sull’utilizzo del luppolo nelle sue birre.
I belgi
A parte la gueuze di 3fonteinen, gli altri birrai belgi, pur nella diversificazione tipica della produzione che contraddistingue il loro paese, sono risultati accomunati da una passione per l’amaro abbastanza anomala se si pensa alle birre belghe più conosciute. Altro punto in comune la grande bevibilità dei loro prodotti in relazione al grado alcolico, sono risultate “dangerosly drinkable” sia la Celtic Angel che La Rulles triple ma anche la Bieken al miele. Sorpresa per la Bink Blond, che non conoscevo, di Marc Limet del birrificio Kerkom, di cui ho scritto un breve articolo sulla sua Adelardus dubbel (scura). Questa birra chiara risulta profumata di luppolo, con un pronunciato finale amaro, beverina e leggera, unica pecca viene venduta in bottiglia da 33cl ma pare che in un futuro prossimo sarà commercializzata in bottiglie da 75cl. Interessante anche la Kameleon Triple di Den Hopperd che utilizza per le sue birre solo ingredienti biologici.
Tutto rose e fiori?
Beh si, a parte i prezzi. Ho trovato stridente la scelta di vendere i prodotti in bottiglia di una “giovane” micro ad un prezzo abbastanza alto (8€), soprattutto se paragonato a quello dei birrai belgi che spillavano al loro fianco. Del resto quello dei prezzi delle birre artigianali in Italia è un argomento complesso in cui entrano in gioco molti fattori, l'alto il costo degli impianti, la mano d'opera, gli stessi ingredienti, considerando che le malterie in Italia lavorano per l'industria con pochi prodotti a listino, per non parlare della distribuzione e di mille altri costi che i birrai devono sostenere. In ogni caso, in occasione di fiere ed eventi in cui l'importante è cercare di propagandare il prodotto, mi sarei aspettato prezzi più “morbidi”.
Ci sarebbe molto altro da dire ma il mio tempo non è infinito, fatevi un giretto sul sito del Villaggio della birra dove troverete, tra l'altro, i link ai siti internet dei partecipanti e speriamo che l'anno prossimo si possa rinnovare questo evento così ricco ed interessante.
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Buonconvento

...A Siena pioveva...

Peperoncini usati come ornamento? Che ci vuoi fare, sono toscani!
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Kuaska ed io

Marc (Kerkom) ed io

Francesco, grande compagno di viaggio ed appassionato degustatore di birre (oltre 750 schede pensate un po')
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