Ore 22.00, sono di fronte al bellissimo duomo di Cosenza e ne ammiro ancora una volta la semplice imponenza ed il magnifico rosone che ne fanno uno splendido esempio di stile romanico. Ma non sono qui per l’architettura, ho appuntamento con l’avvocato Paolo Mastroianni, comproprietario ed anima birraria del Beat Music Club, il famoso locale che da ormai 10 anni allieta le serate di tanti con buona birra ed ottima musica.
Il mio ospite si fa aspettare, tanto che dopo un’ora sto per andare via, ma eccolo che arriva, sorridente e cordiale come sempre. Lui non ha mangiato e si fa preparare al volo una caprese, scegliamo due birre, io prendo una Blanche des Honelles, lui una Blanche de Namur (certo che l’imbarazzo delle scelta è grande), ci sediamo ed iniziamo subito a parlare di birra, ecco dunque quello che ho appreso...
1. Come è nata per te la passione per la birra?
A 16 anni sono andato in Inghilterra per studiare l’inglese e sono rimasto per 3 mesi in una casa famiglia, è stata una folgorazione, da allora sono tornato spesso in Inghilterra e non ho più smesso di cercare la buona birra nei posti dove si deve bere cioè i locali ed i paesi dove la birra è di casa.
2. In Italia siamo abituati alla birra industriale o alla degustazione mirata a pochi intenditori, so che sei stato negli Stati Uniti e che viaggi molto, ci puoi parlare di queste tue esperienze dal punto di vista “birra”? Come si vive la birra dove questa fa parte del tessuto sociale?
Si in effetti ho trascorso 12 anni tra Seattle e Cosenza in quanto mi occupavo di esportazione di prodotti calabresi, dagli alimenti alle scarpe. Seattle si può considerare come la grande patria delle micro-brewery, ce ne sono tantissime, ognuna offre la sua birra ed è sempre birra eccezionale. Una grande varietà ed un grande consumo che avviene quasi totalmente nei locali. La gente è abituata ad andare nei locali a bere ed a chiacchierare, la birra porta allegria e diventa un momento di grande socializzazione. Questa secondo me è una peculiarità della birra che la distingue nettamente dal vino che viene vissuto spesso come un momento di isolamento. Nei confronti del vino si tende ad assegnarsi dei livelli di competenza enfatizzando eccessivamente gli aspetti degustativi, l’amore per la birra invece porta l’oste a bere con i suoi clienti allo stesso livello e senza differenze, io bevo sempre con i miei clienti che sono anche miei amici.
Questo affascinante aspetto della socializzazione è presente in tutti i paesi dove la birra è di casa. Anche i locali sono costruiti per tale scopo quindi grandi tavoloni comuni dove ci si trova seduti accanto a sconosciuti e dove si possono scambiare opinioni e farsi dei nuovi amici. In Italia questo aspetto è del tutto assente, in genere l’italiano medio si sente a disagio se si trova a sedersi vicino qualcuno che non conosce. Per tale motivo noi gestori di locali non possiamo che tenerne conto organizzando i tavoli in modo che siano “isolati”.
Un altro aspetto che voglio sottolineare è che all’estero si va nei locali soprattutto per bere, è dunque difficile trovare qualcuno che entra in un pub e chiede un’aranciata innanzitutto perché probabilmente non gli verrà servita. Addirittura gli italiani nei locali all’estero sono malvisti, proprio perché occupano posto senza consumare, dove consumare significa bere, perché vedi c’è una differenza sostanziale rispetto ai locali italiani, all’estero chi ha un pub vuole vendere birra, quanta più possibile, è quindi molto facile che non abbia la cucina, da noi è inconcepibile, in Italia non si usa uscire per bere, semmai per mangiare, ed è proprio per questo che le microbirrerie che hanno avuto più successo in Italia sono state proprio quelle che hanno proposto la birra come accompagnamento ai pasti.
Un altro punto di distinzione rispetto a quanto succede in Italia è di sicuro la componente “tradizione”: ognuno beve la birra del suo villaggio e per lui quella è la migliore birra del mondo guai a toccarla o cambiare qualcosa. Nella birra si cerca quindi un pezzo di casa un amico, non un sfida gastronomica. In Italia invece non c’è questo attaccamento, per motivi sicuramente storici, è un po’ come con le Harley Davidson…
Cosa centrano le moto?
Nel senso che qui ci sono molte persone che amano questo tipo di moto, le comprano anche se sono molto costose, le personalizzano con mille gadget ma non vivono la moto come viene vissuta dagli americani. Lì è una questione di tradizione, un amore che si tramanda da padre in figlio, la moto viene “vissuta”, la moto serve per viaggiare non per fare il giro dell’isolato o partecipare ad un raduno una volta l’anno per sfoggiare l’ultima cromatura.
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In questo posto c'è un'atmosfera da confessionale e venerdì e sabato ci sono tantissimi "studiosi" che vengono in pellegrinaggio alla "sacrestia" per immergersi in riflessioni metafisiche sui grandi temi della filosofia (ovvero frotte di gente in cerca di compagnia e di una buona birra)
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3. Come descriveresti il tuo locale?
Il Beat Music Club è nato ormai 10 anni fa come punto di incontro per chiunque avesse voglia di bere una buona birra e di ascoltare della buona musica dal vivo, sono numerosissime le band che si sono esibite da noi con una grande varietà di generi proposti.
Il locale è orientato all’80% al consumo di birra, è diviso in due, una parte, la paninoteca, aperta tutte le sere dove di servono numerose birre alla spina (con una rotazione che ne moltiplica il numero) e dove si esibiscono i gruppi musicali, poi c’è il locale dove ci troviamo, aperto solo il venerdì ed il sabato, dove servo la birra belga. Ho 120 bottiglie oltre alla Westmalle alla spina, pensa che sono andato a trattare direttamente con i monaci per questa birra per poi passarla ad altri rivenditori.
Cerco sempre di guidare i clienti al meglio e sconsiglio caldamente (anzi non servo) i cocktails che fanno malissimo allo stomaco, nel mio locale si serve birra o distillati così come sono stati concepiti dal produttore. Una sola eccezione potrebbe essere quella dell’usanza (importata dagli Stati Uniti) di bere una birra insieme ad un whiskey, ma separatamente a piccoli sorsi da due distinti bicchieri, questo credo non faccia male, anche per via della origine comune delle due bevande.
4. Mi fai una classifica dei paesi produttori secondo le tue preferenze?
Io metterei al primo posto Praga (città dove torno spesso), ci sono tantissime birrerie, la birra è sempre ottima e se ne beve veramente tanta, pensa che il consumo pro-capite nella Repubblica Ceca si attesta attorno ai 162lt annui. A seguire metterei ovviamente il Belgio quindi l’Inghilterra e
la Germania.
5. E gli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti producono birre eccezionali ma sono delle copie di quelle europee, si può dire che abbiano copiato e fatto meglio, questo è potuto accadere sia perché gli Stati Uniti sono culturalmente figli dell’Europa sia perché hanno a disposizione ingredienti di primissima qualità, spesso migliori dei nostri. Quando parlo di eredità culturale mi riferisco al fatto che chi fa la birra in America è discendente dei Belgi, degli Irlandesi, dei Tedeschi ecc. immigrati negli States nei secoli scorsi, quindi oltre ad esserci una grande qualità e tradizione in quelli che la fanno c’è grande attenzione e competenza da parte del pubblico e questo si traduce in posti di incredibile interesse dal punto di vista birrario, pensa che esiste un locale dove servono 270 birre alla spina. Anche per gli imprenditori gli Stati Uniti rappresentano una specie di paradiso grazie proprio al pubblico competente, ho un amico che ha aperto due micro ristrutturando una vecchia centrale elettrica ed una vecchia caserma dei pompieri le ha chiamate rispettivamente PowerHouse e FireHouse e produce 14 tipi diversi di birre.
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| Un primo piano sulla rarità, è veramente difficile trovare le trappiste in fusto dalle nostre parti. |
6. E l’Italia, conosci le esperienze positive dei microbirrifici italiani?
Le conosco e sono convinto che producano buone birre, ma è il fine che è diverso, all’estero la birra è un’esigenza, qui è più un esercizio di abilità, quello che manca è la cultura su cui poggiare le attività. Insomma un produttore di birra dovrebbe preoccuparsi non di “quanto è bravo” ma di “quanta birra riesce a vendere”.
7. Quali birre preferisci e perchè?
E’ difficile stabilire quale birra sia migliore di un’altra (parlando di “Birre” e non di altra robaccia), non si potrebbe rispondere in maniera assoluta ma credo che citare le trappiste sia assolutamente d’obbligo e quindi metterei al primo posto
la Westvleteren seguita da Rochefort e quindi Westmalle. Del resto basta un sorso di Westwleteren per capire il motivo di questa mia scelta, si viene assaliti da un fiume di sensazioni (mi è parso che abbia quasi chiuso gli occhi sognante, questo tipo ama veramente la birra N.D.W.E.).
8. Ho notato che i ragazzi che lavorano qui prestano una certa attenzione al servizio sia delle spine che delle birre in bottiglia, la loro formazione è opera tua?
A forza di cazziatoni… Emh questo non lo scrivere, comunque non è stato semplicissimo, ogni persona che lavora al banco viene spedita a fare il corso di spillatura (all’olandese con spatolata finale N.D.W.E.), inoltre mi sono impegnato personalmente per spiegare come servire le birre rifermentate in bottiglia, a questo aggiungi un poco di lotta per far capire che vale la pena investire tempo nel servizio. Devo dire che oggi il meccanismo va avanti da solo, infatti i nuovi arrivi vengono seguiti da chi ha imparato prima di loro senza problemi.
9. Quanto conta la qualità del servizio per gustare una buona birra
Tantissimo, conta sia per valorizzare il prodotto sia per venderne di più, chi prende una birra alla spina con troppa CO2 difficilmente chiederà la seconda ma se è ben spillata riuscirà ad arrivare anche alla terza proprio perché non gli avremo riempito lo stomaco di gas.
10. Non c'è che dire, il tuo locale fino a pochissimo tempo fa era l'unico posto dove un amante della buona birra potesse trovare preziose bottiglie di birra belga nonché altre interessantissime birre alla spina come
la Piraat ,
la Grimbergen senza parlare della mitica Westmalle. Hai in serbo altre novità interessanti per il futuro e ci puoi anticipare qualcosa?
Si ho qualcosa in mente ma non te ne posso parlare, per il momento continuerò così, ti posso dire che avevo provato con le birre inglesi ma non hanno avuto un grosso successo quindi per il momento birra belga a go go.
11. Secondo la tua esperienza come giudichi il livello di cultura “birraria” dei tuoi clienti?
Buono, molto buono, sono riuscito nel corso degli anni a coinvolgere molte persone in questa mia passione e mi sono accorto che Cosenza rispetto alle altre città del meridione è molto avanti, secondo me esiste una cultura birraria a Cosenza, lo so perchè la gente si informa su quello che beve, è esigente e magari preferisce il mio locale ad altri proprio per la qualità del “bere”.
12. Sono sempre rimasto positivamente colpito dall’arredamento del Beat, me ne puoi parlare?
Certo, il bancone principale ed i tavoli all’ingresso sono la ricostruzione esatta di una birreria del 1929 (unica eccezione il piano del bancone che in quello originale era di stagno). La sezione dedicata alle birre belghe l’ho arredata personalemte: ad Armagh, vicino Belfast, c’è un’azienda che si occupa di arredamento per locali ed hanno 4 enormi capannoni pieni di materiale recuperato dai posti più disparati, cinema, teatri, chiese ecc. Ebbene io ho scelto una vecchia sacrestia irlandese e me la sono portata a Cosenza dove con l’aiuto di un artigiano l’abbiamo trasformata in quello che vedi, ho preso anche altre cose come alcune sedie di un cinema che si trovano dall’altra parte.
Si è fatto tardi, ci salutiamo, mi accompagna all’uscita, è stata una bella chiacchierata credo interessante per chiunque ami il multiforme mondo delle Birre, non mi resta che invitarvi ad andare al Beat chiedere di Paolo e dire che vi manda nabbirra.
Quasi dimenticavo.. Il Beat ha anche un bel sito internet sempre aggiornato con gli appuntamenti musicali programmati, c’è anche una comoda newsletter per essere sempre aggiornati.
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| La luce "all'ingresso" del tunnel... |