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Per molti KUASKA è un essere mitologico sorto da un lago di birra in fermentazione ed allevato in una mezza barrique di quercia con lambic e pane di trebbie. Cosa vuol dire KUASKA? E chi è realmente?
Ho assunto artisticamente questo nome il 19 novembre 1982 per il personaggio di poeta alieno che facevo e faccio a volte in TV e teatro (ma ormai la birra mi porta via il 99% del mio tempo).
E' l'abbreviazione di Kuaskanapucja (primo nome che assunsi da quel giorno) ma non ha alcuna etimologia, l'ho inventato io. Nel mio sito ho una sezione a lui dedicata.
Che cos'è per te La birra? Un alimento interessante, un buon business, un mezzo di aggregazione sociale o cos'altro?
Non voglio sembrare retorico (sarebbe paradossole se non ridicolo per un anticonformista!) ma per me la birra è essenzialmente "CULTURA". Una cultura popolare che per pima cosa deve dare piacere e rendere, così come fu in origine, la vita meno dura.
Tutto il resto viene dopo, dalla complessità e territorialità di questo alimento al mero business e soprattutto alla sua imbattibile forza aggregante e socializzante.
Ci vuoi chiarire anche il tuo legame con il Belgio, da quanto si legge in giro e dalle tue sempre interessanti uscite pubbliche sembra quasi che tu sia di casa in quella nazione. Hai legami familiari in Belgio o è stata la birra a spingerti in quelle zone?
Non avevo alcun legame di famiglia con i belgi. Il legame strettissimo e affettuosissimo con il popolo belga nasce dalla birra of course! Ho viaggiato negli anni 80 da intrepido pioniere, a piedi, in bus, in autostop, sotto la pioggia e a volte la neve nelle più sperdute stradine delle Fiandre e del mio adorato Pajottenland, la cui gente mi ha adottato chiamandomi "Het Prins van het Pajottenland".
Io, e credo molti altri, ti devo ringraziare perchè mi hai fatto conoscere i lambic, e soprattutto le geueze tradizionali. Credi che ci sia futuro per questo tipo di prodotti. Mi riferisco sia alla difficoltà di approccio del consumatore medio disabituato al gusto dallo strapotere industriale, ma anche al risicato numero di produttori. Io non sono stato mai in Belgio ma mi pare di aver capito che si tratta di produzioni familiari legate alla passione dei singoli. Se non si trova l'erede si rischia l'estinzione. E' così?
Promuovere e cercare di salvare dall'estinzione il lambic tradizionale e i suoi derivati (faro, gueuze, kriek, framboise ecc.) è la mia missione! Il problema più grosso è quello di far capire al consumatore che il prodotto "vero" è “acido e difficile” e che le versioni addolcite con succhi, essenze e sciroppi servono solo a far fare soldi ai "falsari" e sono da evitare come la peste. Ancor più complicato è far capire poi che molti produttori fanno sia il "vero" (in trascurabili quantità) che il "falso". Io rispetto solo chi fa il vero, Jean-Pierre Van Roy e il figlio Jean della Cantillon per primi. Oltre al citato Jean, sottolineo che pure Karel Goddeau (De Cam) e Johhny Matthis (Hanssens Artisanaal) sono giovani e che anche altri come Frank Boon e Armand Debelder (Drie Fonteinen) non sono vecchi. Quindi il futuro per ora non è così nero....
E Kuaska ce l'ha un erede? Non sei un pò troppo solo in Italia? Oppure il nostro paese è già saturo grazie alla tua presenza?
Grazie a internet ora è più semplice "predicare il verbo" e quindi far crescere il movimento e conseguentemente creare degli "eredi". Cito il piemontese Luca Giaccone che segue le mie orme senza cadere nell'errore di "fare Kuaska" e dal quale mi aspetto grandi cose......ma tanti altri sono da tempo in "stand by"!
Spesso si legge dei problemi della birra artigianale, surclassata dalle lager, anche nei paesi dove è di casa (mi riferisco al Belgio ed all'Inghilterra). Secondo te da questo non si deduce che la birra artigianale rimarrà anche in futuro un fenomeno di nicchia oppure la tua sensazione, anche di viaggiatore, è diversa.
Nonostante i numeri parlino “schiacciantemente” a favore delle lager di massa, tutto il lavoro fatto da noi "combattenti" sparsi per il pianeta sta cominciando a farsi vedere se non in termini quantitativi (anche se il trend attuale è incoraggiante) di sicuro in termini qualitativi. Paradossalmente saranno i paesi di scarsa tradizione birraria a beneficiare maggiormente dell'avvento della cultura della birra proprio grazie alla loro "verginità" culturale e grazie agli stimoli che tale cultura sa così clamorosamente dare specie ai neofiti. Noi, da questo punto di vista, siamo già i migliori grazie alla creatività, fantasia e originalità tipicamente italiane.
Più alcoliche, più chiare e meno amare. Usciremo da questo tunnel oppure il venire incontro ai gusti del pubblico ci porterà verso un nuovo appiattimento delle birre?
E' l'industria che predica in tal senso, io, mi piacerebbe dire noi ma c'è chi strizza l'occhio all'industria, predico giusto il contrario, cioè per un continuo affinamento delle capacità gustative del consumatore. Come italiani, siamo avvantaggiati dall'amore e dalla conoscenza per il cibo buono e di qualità.
Ci puoi parlare dei prodotti più interessanti del panorama artigianale italiano al momento?
Sono tantissimi! Dopo 10 anni dall'inizio del movimento direi che la fase pioneristica è terminata e siamo passati alla fase 2 quella dell'affermazione dei prodotti originali "made in Italy". Tra le tante birre italiane che mi emozionano in questo momento citerei la Quarta Runa (acida alle pesche di Volpedo) e la Draco (barley wine ai mirtilli) create da Riccardo Franzosi nel suo birrificio Montegioco, poi la Shangrila alle spezie himalayane dei ragazzi terribili del Troll di Vernante, la Sticher con malti autoctoni di Chieri del Grado Plato di Sergio Ormea, l'affermata Panil Barriquèe Sour di Renzo Losi (Torrechiara). La magnifica ReAle del giovane Leonardo Di Vincenzo della Birra del Borgo di Borgorose (Rieti), l'originalissima Baluba alla ruta del Birrificio di Como, le straordinarie Buena Suerte (al miele di corbezzolo) e Ley Line (con ingredienti dei quattro continenti) di Beppe Vento del Bi-Du e poi le nuove proposte dei pionieri Birrificio Italiano (con la stupenda Scires ai duroni di Vignola) e, dulcis in fundo, Le Baladin con le pirotecniche Elixir demi-sec ai lieviti di whisky e Xyauyù dalle divine ossidazioni. Ma ce ne sono tante altre, alcune delle quali non ho ancora provato "professionalmente", ma delle quali mi si dice un gran bene, tipo quelle del lombardo Orso Verde e dell'abruzzese Almond solo per fare un paio di nomi.
I micro-birrai spesso sprecano energie per cercare le radici storiche del proprio lavoro. Non credi sarebbe più proficuo cercare legami con il proprio territorio piuttosto che con la Storia ?
Non sono d'accordo, lasciamo i birrai artigianali, almeno loro, "liberi di essere liberi" quindi ben vengano birre strettamente legate al territorio come quelle al chinotto ligure o alle castagne (vera e propria tendenza italiana con più di 20 produttori impegnati con castagne locali) e birre di ricerca legate al passato tipo la Nora del Baladin o legate al futuro come la citata Xyauyù.
Come giudice ed appassionato quale è la tua opinione in merito alla classificazione degli stili birrari? Sono una gabbia per il birraio oppure uno strumento nelle mani del giudice "saggio"?
"Good question" direbbe il mio amico Charlie Papazian! Quando faccio il giudice alla World Beer Cup "devo" attenermi strettamente al BJCP e quindi capita di veder bocciate ottime birre solo perchè il colore non raggiunge o supera l'EBC codificato.
Per fortuna in altre competizioni estere e italiane, siamo più liberi e non penalizziamo troppo chi si scosta un filo della stile. Ma per chi fa una stout chiara...non ci sarà pietà. :-))
(Cito questa domanda personale perchè indicativo del Kuaska che amiamo)
A proposito di concorsi e gare, al concorso di Piozzo di quest’anno sulla scheda di valutazione di una mia birra hai scritto "Ha bisogno di una punch (pugno nello stomaco)", cosa volevi dire?
Quando uso questa espressione nelle gare americane, intendo dire che la birra è Ok ma che potrebbe essere migliore e sfoderare tute le sue potenzialità se il birraio le avesse conferito una zampata che lascia il segno.
Mi spiego meglio: in un saison buona (come la tua lasciava evidentemente presumere di essere) voglio trovare un acidulo stuzzicante, uno speziato sensuale ecc. In poche parole non voglio birre "sedute" ma "in piedi a schiena diritta".
A che punto sono gli homebrewer in Italia?
Penso di essere la persona giusta per paragonare la qualità generale delle birre degli homebrewers in quanto assaggio da decenni birre fatte in casa sia da italiani che da stranieri (soprattutto belgi, britannici, scandinavi e ultimamente molti americani).
Orbene, posso orgogliosamente affermare che i nostri, in generale ripeto, sono molto avanti. Alcuni dei quali li colloco tranquillamente al livello dei migliori americani, belgi e svedesi che si staccano mediamente da quelli di altre nazioni.
Il merito va oltre alla solita "creatività" italica, soprattutto al vivacissimo movimento ruotante attorno ad hobbybirra.com che ha innescato quella positivissima reazione che porta al "reciproco apprendimento", vera e propria chiave di volta per un costante progresso in tutti i campi della società. Se escludiamo gli Stati Uniti, penso di non sbagliare affermando che siamo la nazione che organizza concorsi per homebrewers da più tempo. Ricordo la prima timida edizione del 2000 che diede il via ad una serie costante di concorsi a piozzo (estivi) e Lurago marinone (invernali) ora arricchiti dall'appuntamento fisso toscano di Massarosa e quello prossimo di Gragnano in Campania alla sua prima edizione. So per certo che altre regioni hanno intenzione di aggiungersi come la Liguria (al debutto) e il Lazio (al suo secondo appuntamento).
So per certo che la storia degli XFile è vera in quanto anche io ti ho mandato un dose di veleno camuffata da birra una volta e tu mi hai gentilmente risposto. Ci puoi riferire di qualche esemplare degno di nota assaggiato da te recentemente?
Quelli che scherzosamente chiamo X files, cioè le migliaia di bottiglie "sperimentali" che invadono annualmente il mio frigorifero (a Milano) o la mia doccia (a Genova) a volte possono riservare delle graditissime sorprese come fu la IPA di Leonardo Di Vincenzo.
Recentemente il fenomeno si è ancor più acuito e ricevo sempre più birre da tutte le regioni e solo ieri, nel giro di un paio d'ore, ben cinque produttori (quattro via e-mail un genovese addirittura via sms) mi hanno chiesto di assaggiare le loro creazioni che mi saranno inviate via corriere, a parte quelli vicini che me le consegnano "brevi manu".
Non ho problemi a citare i nostri milgiori homebrewers ma rispondo alla domanda citando le ultime due birre di alto livello assaggiate solo pochi giorni fa, la Luppolo ! del bresciano Demus e la rauchbier del giovanissimo alessandrino Cinghio, entrambi frequentatori del newsgroup it.hobby.birra ed entrambi autori di due pregevoli prodotti.
Vorrei sottolineare, infine, come alcuni homebrewers sono passati, Agostino Arioli in testa, o stanno passando al "professionismo" come Alessio Gatti e Giovanni Campari.
Tra i più noti homebrewers italiani vorrei però citare il piemontese Valter Loverier che mi delizia ogni volta con i suoi esperimenti "acidi".
Ma come fai a bere tanto? Seriamente, durante le manifestazioni cui partecipi, come esperto e giudice, ti capita di assaggiare un numero enorme di birre. Ci puoi spiegare come si fa?
E' tutta questione di abitudine. Così come gli attori-porno che girano tre films al giorno, così noi giudici internazionali dobbiamo affrontare un "surmenage" che a volte è davvero impressionante. Superare le 100 birre in due giorni è di norma a Denver, San Diego, Seattle, Londra o dove si è chiamati a fare questo "sporco lavoro":-) Il mio segreto? A parte la più che ventennale abitudine, bevo acqua calda se possibile tra una tornata e l'altra e cerco di fare un'abbondante prima colazione e una più che abbondante cena.
Ci parli della tua camicia. Quanti anni ha? E' un esemplare unico oppure ne hai un armadio pieno?
La comprai a Parigi, nei pressi del Beaubourg, molti anni fa (dieci, quindici?)
Fu un colpo di fulmine: mi chiamo Dabove e amo le vacche: era la MIA camicia che ben presto diventò un simbolo. Tornai l'anno dopo al negozio ma trovai la serranda abbassata e la scritta "fallimento":-) Ora è un po' sdrucita e la uso con parsimonia. La sto gradatamente sostituendo con una "camicia al luppolo" che acquistai a Denver al GABF 2005.
Dammi la risposta alla domanda che vuoi, io te ne vorrei fare talmente tante che mi rendo conto sarebbe molto noioso.
Mi farei questa domanda: la routine non ti ha ancora stancato?
Sì, ci prova specie in estate col caldo e la voglia di non pensare solo ad e-mail e telefonate a suon di birra ma anche dell'altra mia (trascuratissima) passione, la poesia d'avanguardia
Ma poi la passione per la birra prevale e dico che...va bene così!
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Cosa bevi con una pizza margherita, e perchè?
K) Se sono in pizzeria...non ho quasi mai scampo e ordino un' inodore ed insapore mass market lager sperando abbiano aperto il fusto da non più di una settimana:-))
In feste di amici con pizze d'asporto allora porto roba buona tipo bock regionali tedesche o session beers belghe tipo Kastar, Kerelsbier, Special de Ryck ecc.
Qual'è la bevanda che preferisci d'estate e perchè? e d'inverno?
K) Sarò banale. d'estate una summer beer, d'inverno una winter warmer.....ma non scelgo le birre dal clima ma dal momento della giornata!
E' vero che la gradazione alcolica è sintomo di qualità?
K) Assolutamente no! E' uno dei luoghi comuni del nostro Paese che vanno sfatati.
Abbiamo birre leggere di gran qualità come le Berliner weisse o le bitter ales ed abominevoli bombe senza corpo come le famigerate strong ale lager.
Lancia un anatema contro chi serve la birra senza schiuma, in bicchieri insaponati e prossima al congelamento.
K) Sopravvaluti i miei poteri. Non riesco a coprire la quasi totalità dei gestori italiani ma.... Abbiamo eccezioni fantastiche, eccezioni che crescono col crescere della cultura della birra....Ci vuole pazienza e io ne ho tanta....
Meglio il sesso o la birra?
K) Uno non esclude l'altra, ma non posso rivelarti i particolari in questa sede....
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