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La C.C.T.C. è di nuovo in viaggio….e questa volta, separata per motivi di forza maggiore alla partenza, si è mossa per paralleli opposti, ma unita in una unica missione.
Tra verdi..fredde colline, e calde pianure desertiche; tra vecchia Europa e nord Africa; tra Gulash e asic kebub; tra Praga, Il cairo, Pilz e Cosenza…a formare un triangolo che aveva come baricentro la birra…
Due componenti nella repubblica Ceca, 2 in Italia, 1 in Egitto…
"C.C.T.C. Egitto" di Bruno Buono
10/11/2008
Partenza per Roma, arrivo in perfetto orario. Visto che la sveglia era suonata alle 4, già alle 9 di mattina un languorino…
Piadina con prosciutto e pinta di tuborg: chi ben comincia….
Partenza per il Cairo, su un aereo pulito e ben curato, ma che poco riusciva a nascondere i suoi anni. Pranzo con una tavoletta di legno aromatizzata al pollo, e verdure dalla natura sconosciuta…
Arrivato all’aeroporto vengo subito inghiottito in un caos fatto di gente, poliziotti e auto. Due controlli di sicurezza solo per uscire dall’aeroporto, che si raddoppieranno sulla strada verso l’albergo: cani, metal detector e kalasnicof.
Ambientato velocemente mi sposto verso il Fish Market, il migliore ristorante di pesce della città. Un barcone ancorato in maniera fissa sulla riva sinistra del Nilo, che ha dato il nome a tutta la zona.
Scelgo il pesce, in bella mostra su un banco, come fosse davvero al mercato, ancor prima di sedermi, ma sempre dopo aver passato il metal detector all’ingresso.
Gamberi di 3 taglie, tra cui quello del Nilo (se lo incontra una aragosta…l’aragosta si sposta), spigola, sogliola…e una serie di antipastini….tra cui vorrei citare solo la babaghanouj, una crema di melenzane ottima, di cui abbiamo fatto una scorpacciata
Naturalmente c’è anche il narghilè….tra un boccone e l’altro..rende tutto il pasto più particolare….
Birra niente.. dobbiamo “accontentarci” di un vino bianco del posto. Credo uno dei pochi esempi di buon vino della zona.
Rientrato in albergo optiamo per un distillato, il tasso alcolico era troppo basso per permetterci di andare a letto pienamente soddisfatti. Piano buono, ma saltato. Una delle mie “passioni” (non la birra in questo caso) armata di sorriso orientale, mi fa abbandonare il resto della comitiva. Il distillato?….sarà per un’altra volta. Adesso provo a ricordare come mai mi piace così tanto la Cina..
11/11/2008
Strani sms di report fanno 3000km, inviati alle prime ore del mattino…
La mattina sveglia presto, colazione saltata causa sveglia settata sul fuso orario italiano, e di corsa verso le piramidi…
Un vialone a 3 corsie ci porta verso la periferia, tra il solito traffico confusionario e i ragazzi che vanno a scuola. Case, scuole, negozi,palazzoni..le piramidi. In una stranissima continuità, d’improvviso le vediamo spuntare lungo la strada…
Ammetto che le immaginavo, nel deserto, isolate… in realtà sono panorama integrante di quella zona della città.
Alte, imponenti, come mai avrei pensato pur avendole viste molte volte in tv… Tolgono il fiato.
Breve fila e inerpicata verso la tomba di tutamkamen. Alcuni tratti dell’interno delle piramide erano impressionanti, da alcuni scorci si coglieva, ma questa volta dall’interno, quanto maestosa fosse quella piramide.
Dopo alcune foto di rito, ci si sposta verso la sfinge, che mi offre un altro piccolo momento di riflessione, assumendo un’espressione che scommetto fosse un misto tra lo spaesato e l’incantato.
Finita la gita ci si muove velocemente verso l’albergo per una rinfrescata. Da li a poche ore… Il lavoro mi attendeva.
Dopo il lavoro, rientro in albergo e spuntino veloce (visto che avevamo saltato il pranzo) con un kebub degno di nota… Forse per la prima volta, mangiavo un kebub in piatti di porcellana finissima e 3 posate…
Ad accompagnare “la birra delle piramidi”, lager commerciale, ma degna di nota. Freschissimi sentori di luppolo al naso e leggermente astringente nel finale. Bionda e slavata nel colore, tanta schiuma da “last al limone”. Con il caldo e il piatto molto saporito, 2 da 50cl spariscono velocemente…
La terza con le “tipiche” arachidi salate egiziane….
Ci si prepara per la cena, e si sceglie di nuovo la zona del fish market. Questa volta scegliamo un barcone “aperto” completamente da un lato, che offriva un bellissimo panorama del nilo. Metà tavoli solo carne, l’altra, solo pesce. Noi optiamo per il pesce, confortati dal giorno precedente…
Di nuovo gamberoni giganti e, per non incorrere in forme di discriminazione, anche di taglia più piccola; riso con frutti di mare e una altro tipo di pesce, strano nell’aspetto (sembrava un incrocio tra un tonno e una triglia) ma ancor di più nel nome arabo…che naturalmente ricordare è impossibile.
Il proprietario, Musulmano “rigoroso”, non vende alcol nel ristorante. Gustiamo la cena con spremute (fatte al momento) di strani frutti bianchi, simili a pere ma estremamente dolci. Abbinata con il pesce: perfetta!
Rientrati in albergo optiamo per un paio di birre sahara e un paio johnnie walker blue label.
Bella sorpresa il whiskie ma ancora più bella la sorpresa la Siria..davvero un grande paese!!
Un paio di conoscenze fatte al bar, mi “illustrano” e “mostrano” le meraviglie di questo paese, per niente lontano dall’Egitto, portandomi “per mano” alla sua scoperta…
12/11/2008
Sveglia alle 6, praticamente 2 ore di sonno, e di corsa a fare colazione. Camillo, un carissimo amico, mi consiglia la colazione Giordana: zuppetta di fave secche, uovo sodo, e felafel. Tutto in un piatto, schiacciato con la forchetta, e condito con olio sale e pepe bianco. A dir poco energetica, e perfetta per l’impegnativa giornata di lavoro che mi attendeva.
Pranzo saltato per lavoro e, rientrati in albergo primo pomeriggio presto, “attagnamo” la fame con un piatto di uova strapazzate e salsicciotti. Breve riposino e di corsa verso il centro del Cairo. A bordo di una fantastica FIAT 128 adibita a taxi, ci muoviamo in mezzo al traffico, per raggiungere il souk.
Passeggiata, visita alla imponente moschea della città vecchia, e proviamo a perderci per le vie del mercato tra mercanzie di ogni tipo…
Souvenir di rito e…… come perdere un kebub di montone, mangiato in un “elegantissimo” ristorante del mercato??? Ci dirigiamo verso i tavoli, che il cameriere gentilmente ci libera (dalle mosche sulla tovaglia e dai gatti sulle sedie). Ordiniamo da un menù solo in arabo, 2 kebub di montone e 2 birre “birella”.
Mangiamo affamati, non per languorini reali, ma trasportati dal profumo della carne. Assaggio la birra, molto molto dolce, che però spezzava il sapore forte della carne.
Solo alla fine del pasto, l’amara sorpresa: la birra era analcolica!!!!! La prima e l’ultima birra analcolica della mia vita!!!
Altra passeggiatina, caffè e rientriamo in albergo, per prepararci alla cena.
Stavolta optiamo per un altro ristorante verso il centro, meta di personaggi famosi egiziani, dai politici a gente dello spettacolo. Di nuovo pesce, sempre freschissimo, e una serie di verdure per antipasto davvero ottime. Fresche, sottaceto, sottolio, o speziatissime di peperoncino e cumino…e chissà cos’altro?!?
Caffè egiziano, e rientro in albergo. L’indomani si rientrava in Italia.
Veloce passaggio dal casinò; sarebbe sembrato scortese non salutare le amiche conosciute li ….
13/11/2008
Ultimo sms con un testo conciso (3-0), raggiunge gli altri cavalieri, anche loro di rientro in Italia… partito alle 5 del mattino, arriverà a destinazione un paio di ore dopo…
Sveglia mattiniera, abbondante colazione “continentale” e via verso l’aeroporto. Tra check-in e tripli controlli di sicurezza, raggiungiamo l’aereo: finalmente si dormiva!!
Arrivati a Roma di corsa cerchiamo un caffè italiano, a causa di crisi di astinenza!! Altre 3 orette di lavoro, pizza, moretti alla spina, e via, rientro a Lamezia…
Volendo riassumere il viaggio è stata di certo un’esperienza, sotto ogni punto di vista, davvero bella. Sia lavorativa, che a livello personale.
Tanto cibo buono, poche birre (a dir il vero), ma rientro in Italia con 2 certezze: la birra l’avranno inventata gli egizi, ma non me ne sono accorto, e la Siria è un grande paese!!!!!!!
"C.C.T.C. Rep.Ceca" di Vincenzo Avolio
Praga
La prima l’ho bevuta “addu luardu”. Traduzione estemporanea di un cartello in ceco per me intraducibile. Ma il nome fittizio ben si adattava al locale: il classico one man pub. L’oste era sopra la quarantina, trasandato, capelli lunghi che non ricordavano l’ultimo shampo, infradito ai piedi , uno sguardo tra il disinteressato e il “questi occhi hanno visto cose che voi umani….”, insomma ti metteva subito a tuo agio. I mobili e l’atmosfera generale avevano un aria di vissuto (diciamo pure così) che ci ha subito affascinato. Io e il mio compagno di viaggio, Ciccio Maior (detto “prof.enfisema”, insegna tassonomia brassicola: le beve tutte e poi le cataloga) ci siamo rilassati mangiando un ottimo stinco di Bruno (nota: Bruno ringrazia per l’accostamento al nobile animale) e bevendo la prima Urquel praghese. Abbiamo subito colto la differenza con quella contenuta nelle bottiglie che arrivano nei supermercati di tutto il mondo: sapia chiù bella.
La nona decima e undicesima l’ho bevuta, in un tankobar, almeno così lo ha chiamato il nostro ospite, il poeta Tomasz Mika (si dovrebbe scrivere così più una serie di puntini sparsi per tutto il nome). Dicesi tankobar luogo dove la Urquel viene portata non nei soliti kegs dai quali viene poi spillata, ma con un’autocisterna tipo quella che trasporta la benzina per le aree di servizio sull’autostrada. Una volta che le cisterne del tankobar sono riempite, a fiumi si può gustare un’ottima birra non filtrata dal sapore decisamente più pieno.
Il bar in questione era il Lucerna bar (con la c che si legge z). Quella sera ospitava tre gruppi della scena punk praghese degli anni ottanta, e c’era tanta ma veramente tanta bella ma veramente bella gente.
Io e Ciccio abbiamo visitato, nei quattro giorni di “studio”, diversi altri posti interessanti. “All’occhio sparato” è Il più alternativo, per la gente che lo frequenta, la densa nuvola di fumo che perennemente aleggia all’interno e l’aria da folletta della cameriera dai capelli rossi e verdi che ti serve le posate prendendole direttamente dalla tasca dei suoi jeans.
Plzen:
La più buona l’ho bevuta a Plzen. Sotto la vecchia fabbrica ormai in disuso ci sono nove chilometri di gallerie stile miniera dove una volta venivano conservate le botti di legno con la birra a fermentare. Ancora oggi viene portata lì una piccola parte della produzione, proprio in alcune di quelle botti. E direttamente da una di queste, che un maestro sapiente ci ha fatto assaggiare una Urquel non filtrata, non pastorizzata, fermentata nel legno, ad una ottimale temperatura di cantina, che da se valeva tutto il viaggio (altro che le mignotte del Cairo).
Plzener Urquel significa “antica fonte di Plzen”. Io e Ciccio Maior abbiamo provato a prosciugarla ma ci siamo accorti, per la gioia nostra e di chi non era con noi, che la fonte è inesauribile: evviva!
Nota di Bruno Da notare che NESSUN commento alle città visitate, è stato inserito nel racconto.. Ne il nome di una piazza, ne una sensazione sull’atmosfera…NULLA! Mero resoconto di natura “liquida”
"Pilszen : Ad 80 chilometri da Praga"
di Francesco Maio
Abbiamo raggiunto questa tranquilla cittadina in macchina, naturalmente con Tomas ,carissimo e insostituibile punto di riferimento in questo viaggio, portatore sano di un piccolo difetto……guida alla napoletana (come dice lui stesso!!). Nonostante avessimo imboccato l’autostrada i miei timori erano proiettati al viaggio di ritorno quando prevedevo sicuri palummi dopo l’abbondante abbeveraggio.
Giunti in città, dopo un’occhiata alla piazza centrale, che mi ha per un attimo ricordato quella di Eindhoven (enorme spiazzo con annessa chiesa in stile gotico), abbiamo visitato il museo della birra (simpatico ma niente di più) ; quindi il prosieguo si è fatto più interessante.
Innanzitutto abbiamo tastato la qualità della birreria annessa al museo; ci siamo deliziati con alcune schifezze locali (come dice Tomas): una specie di gelatina con contorno di sottaceti e una non meglio identificata salsiccia imbottita il tutto bagnato e sponzato con ottime Pilsner Urqell (non filtrate) dal numero imprecisato…. (ore 11:15) . A seguire ci siamo diretti a piedi (nella speranza di smaltire qualcosina) alla fabbrica della Urqell (di proprietà SAB Miller) dove abbiamo seguito le varie fasi della produzione brassicola e visitato gli enormi sotterranei della birreria dove abbiamo gustato una birra deliziosa e dove Vincenzo ha avuto la faccia tosta di chiedere il bis giustificandosi con una presunta falla al suo bicchiere!!!!!. Siamo quindi ritornati alla birreria (quella delle schifezze..) e abbiamo consumato un ottima zuppa all’aglio, anatra stufata e formaggio fritto. |