Da bambino ho letto con passione ed accanimento i romanzi di Salgari, quelli di Julies Verne e tanti altri, spesso ambientati nelle colonie inglesi, in India o giù di li, o nei quali in qualche maniera erano implicati distinti lord inglesi, spesso ufficiali di S.M o in ogni modo nobili che si occupavano di guerre, esplorazioni, indagini cervellotiche appresso a qualche crimine nefasto e viaggi oltre il limite dell’impossibile.
Mi piaceva da morire quel tipo di passatempo e credo che nessuna esperienza multimediale possa sostituire il piacere di un romanzo di genere. Certo ce né si è resi conto con il caso “Harry Potter” che ha conquistato con i libri, prima ancora che con i film, tanti piccoli cuori (compreso il mio, non più tanto piccolo).
Gli eroi di queste avventure erano soliti servirsi, in bicchieri di cristallo, i più pregiati distillati che si possa immaginare, magari accompagnati da prese del miglior tabacco, assaporando il prezioso liquido con saccente soddisfazione. Il resto, popolani, soldati e pirati, spesso e volentieri invece tracannava enormi boccali di spumeggiante birra scura, senza curarsi troppo della quantità se non riguardo alle monete a disposizione.
Certo ebbero il loro da fare, i birrai inglesi, quando dovettero stivare a bordo delle navi in partenza per le Indie, barili e barili di questo liquido plebeo, anche se mi sa che nella realtà la birra fosse assolutamente trasversale allo stato sociale.
Immagino che qualcuno abbia sollevato l’eccezione riguardante il fatto che quando arrivava a Bombay la birra facesse schifo e di conseguenza si dovette far qualcosa per ovviare al problema.
Il fatto è che se fai una birra diciamo “normale” e le fai circumnavigare l’Africa arriverà in India qualcos’altro, magari un acidissimo intruglio prossimo ad un Lambic invecchiato.
Così fu che i nostri amici birrai presero a fare la birra un poco più forte e soprattutto molto più amara. Questa in breve è stata la genesi di uno stile birrario molto particolare conosciuto con la sigla I.P.A. vale a dire India Pale Ale.
Ed è proprio per parlarvi di una birra ispirata a questo stile che ho scritto questo articolino, e per rendere le cose un poco più accurate, ho invitato a casa mia, per una degustazione a due, un amico che condivide con me la passione per le Birre, Francesco Maio, uno strano individuo che ha realizzato oltre cinquecento schede di degustazione di altrettante birre, tutte corredate con la relativa etichetta.
Veniamo al dunque, la birra in questione è la “Reale” del birrificio “Birra del Borgo” di Borgorose in provincia di Rieti e l’abbiamo accompagnata con del pecorino romano servito con marmellata di fichi mista a miele di castagno e peperoncino e con un non bene identificato, ma molto gradito, pecorino stagionato in grotta.
In precedenza avevo assaggiato questa birra in varie fasi di maturazione. La prima volta ho avuto il piacere di aprirne una bottiglia direttamente al birrificio dove viene prodotta, dopo appena due settimane dall’imbottigliamento, in questa fase il luppolo veniva fuori sopito e si imponeva il malto, del resto ancora non al meglio. Dopo un mese, invece ho potuto apprezzare una birra buona ma con un luppolo un po’ tagliente, aggressivo.
Con Francesco invece abbiamo stappato una birra maturata in bottiglia per oltre tre mesi, ed ecco il nostro resoconto.
La birra è contenuta in una elegante bottiglia da spumante molto scura da 75 cl, chiusa con tappo a corona e sigillata da una capsula termo-restringente, come quelle che si utilizzano per il vino, che reca in cima il logo del birrificio. La gradazione alcolica è del 6% in volume.
La Reale, versata nel bicchiere, produce una abbondante schiuma bianco-panna, cremosa e densa. L’esame del colore ci regala un bellissimo ambra carico con riflessi rossastri, l’aspetto è quasi brillante, nonostante la rifermentazione in bottiglia. A questo proposito è da notare che il residuo di lievito sul fondo è veramente esiguo.
Al naso il delicato floreale del luppolo inglese si armonizza con note di agrumi molto evidenti. Note speziate sono invece presenti ma in minor rilievo tanto che ne io ne il mio collega di bevuta siamo riusciti a decodificarne la natura, forse coriandolo. In ogni caso il bouquet è ricco ma non invadente rendendo di conseguenza l’esame olfattivo una esperienza piacevole.
All’assaggio spicca subito il malto, sostenuto da un corpo medio alto, che apre la strada ad un accenno di caramello e quindi all’amaro molto ben bilanciato. La frizzantezza, nella versione in bottiglia che abbiamo assaggiato, è medio-bassa, con bollicine molto piccole che non danno fastidio.
Alla fine siamo stati entrambi d’accordo nell’affermare che si tratta di una grande birra, forse poco amara rispetto al riferimento allo stile, ma indubbiamente un prodotto ottimo che invitiamo tutti ad assaggiare.
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http://www.birradelborgo.it

Questa birra ricorda l’autunno, forse per via di quel colore quasi di foglie che volgono al rosso più cupo, prologo dell’imminente caduta. Tale accostamento mi fa venire in mente una bellissima poesia di Emily Dickinson
AUTUNNO
di Emily Dickinson
Abbinamenti. Il produttore di tanta bontà (Dott. Leonardo Di Vincenzo) consiglia di accompagnare la Reale con carni rosse o formaggi stagionati, magari importanti e sapidi pecorini. Per completezza riporto anche la breve presentazione tratta dal listino.
Reale. Birra ambrata di alta fermentazione ispirata alle tradizionali IPA inglesi, molto luppolata nell’aroma e nell’amaro. Al naso si percepiscono sentori agrumati principalmente di pompelmo e sentori speziati, in bocca il malto fa da padrone, segue poi il fruttato ed infine l’amaro che rimane molto persistente. La gasatura medio bassa tipica dello stile ne consente il servizio con la tradizionale pompa inglese.
Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
la rosa non è più nella città.
L'acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch'io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.
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